Inverno 21



Cos’è Bla bla libro?

E’ un progetto rivolto ai genitori nato dal desiderio di veicolare, attraverso la lettura delle pagine di un libro a tema educativo, la comprensione dei processi di sviluppo dei ragazzi, la conoscenza di strumenti utili a soddisfare i loro bisogni e gli spunti per sostenerli nei processi di crescita. "Bla Bla Libro" si compone di incontri periodici di lettura e riflessione tra adulti disposti ad analizzare il rapporto con i propri figli per capire come poterli supportare con maggiore efficacia. La finalità ultima del progetto, oltre quella di aiutare i genitori nel loro difficile compito, è far sì che i ragazzi di oggi possano diventare gli adulti sereni di domani.

  

Documentazione del progetto svolto dalla scuola primaria "A. Frank" e dalla scuola dell'infanzia "H. Recina" - a.s. 2017/2018

Il testo scelto in questo secondo anno è 

L'ora dei compiti. Come favorire atteggiamenti positivi, motivazione e autonomia nei propri figli


 

Il primo incontro si è svolto il 14 marzo 2018 nei locali della scuola primaria. Erano presenti numerosi genitori e insegnanti.

Sintesi dell'incontro

Istanze dei genitori:

  1. Non assegnare i compiti tutti giorni ma lasciare almeno due giorni a settimana liberi
  2. tenere conto della stanchezza dei bambini che frequentano il Tempo Pieno
  3. nel caso che i bambini non riescano a fare i compiti a casa è opportuno che le insegnanti non si “arrabbino” ma siano disposte a fare il rinforzo e consolidamento a scuola
  4. l’obiettivo dei compiti dovrebbe essere quello di permettere una riflessione autonoma sugli argomenti affrontati e dalla valutazione dell’insegnante dovrebbe scaturire un cambio di strategia metodologica e didattica
  5. è importante che i compiti dati a casa vengano poi ricontrollati a scuola per assegnare un maggiore valore alle attività dei bambini
  6. fare attenzione a non accumulare i compiti con le attività che alcuni bambini non sono riusciti a completare a scuola
  7. è opportuno dare un carico di compiti tale che tutti siano in grado di affrontarli in autonomia.

Istanze delle insegnanti:

  1. è opportuno che di fronte ai bambini i genitori non manifestino disaccordo con le insegnanti ma si riservino di parlarne “in privato” con le stesse
  2. il ruolo del genitore dovrebbe essere quello di “motivatore” del bambino e di controllo al termine all’esecuzione
  3. affiancare il bambino per tutto il tempo dei compiti (e, in alcuni casi, sostituirsi ad esso) non aiuta nella maturazione dell’autonomia come dimostrato in alcuni casi in cui, fortemente motivati, i bambini hanno dimostrato di essere in grado di svolgere i compiti da soli
  4. si raccomanda di controllare il diario, i quaderni e gli avvisi dando la sensazione di un interesse autentico da parte del genitore
  5. aiutare i bambini nella gestione dell’organizzazione e del tempo.

Il prossimo incontro ci sarà mercoledì 11/04/2018 dalle ore 17 alle ore 18:30 nella biblioteca della scuola.

Alcuni spunti di riflessione:

  1. La motivazione intrinseca verso lo studio e le attività scolastiche quanto è importante?
  2. Come motivare i bambini verso i compiti?
  3. La motivazione è necessaria, ma è sufficiente?
  4. Quali altre risorse sono importanti per affrontare in autonomia le attività scolastiche?

 Il secondo incontro si è svolto l'11 aprile 2018 nei locali della scuola primaria. Erano presenti numerosi genitori e insegnanti.

Sintesi dell'incontro

  1. Potenziare la motivazione verso le attività di studio e di apprendimento.
  2. Stimolare la motivazione intrinseca, una motivazione che sia bagaglio interiore del bambino e che non provenga dal bisogno di “accontentare” qualcuno (genitori, insegnanti).
  3. Importante è il “clima” che il bambino respira nella famiglia e nella scuola e che valorizza le attività di conoscenza o culturali di per sé, per il potenziale di crescita che rappresentano.
  4. Da parte dell’adulto (genitore o insegnante) dimostrare un interesse ‘autentico’ verso le attività del bambino non commentando con un semplice “BRAVO!” lo sforzo che il bambino ha impiegato nell’affrontare un compito ma spiegare ciò che ci è piaciuto di più del suo comportamento, o come ha affrontato una particolare difficoltà e ha risolto un problema complesso.
  5. Maggiore è la sensazione di essere competenti e in grado di affrontare un compito, più aumenta la motivazione intrinseca. Evitare di porre i bambini di fronte ad un compito troppo complesso per la loro condizione di apprendimento.
  6. I bambini devono sperimentare dei successi, piuttosto che dei fallimenti, solo così si sentiranno stimolati ad operare in autonomia.
  7. La motivazione è condizione necessaria ma non sufficiente: occorre anche organizzazione e concentrazione.
  8. Potenziare l’organizzazione dei compiti scegliendo l’ambiente (libero da distrazioni) e l’orario giusti. Stabilire un tempo massimo per la realizzazione dei compiti.
  9. Stimolare un atteggiamento ‘metacognitivo’ nel bambino, cioè farlo riflettere sul suo modo di operare e organizzare insieme le attività.
  10. Stimolare nel bambino la ricerca del proprio metodo di studio. La scuola sperimenterà strategie e metodi didattici diversi, a casa si osserverà quale delle strategie funziona meglio. Si ribadisce, d’altro canto però, che compito della scuola e della famiglia è quello di potenziare le aree più fragili nell’apprendimento di un bambino utilizzando i canali preferiti e non ridurre le esperienze di apprendimento solo a ciò che piace.

Il prossimo incontro ci sarà mercoledì 23/05/2018 dalle ore 17 alle ore 18:30 nella biblioteca della scuola.

Lettura dei capitoli 3 e 4
Alcuni spunti di riflessione:
1. Le emozioni: a cosa servono?
2. Come sostenere nei bambini un vissuto emotivo, caratterizzato da fiducia e speranza di riuscita?
3. Come assumere uno stile supportivo dell’autonomia e non controllante?

 

Il terzo incontro si è svolto il 25 maggio 2018 nei locali della scuola primaria. Erano presenti numerosi genitori e insegnanti.

In questo incontro ci siamo confrontati suk terzo capitolo "Emozioni e compiti". Di seguito una sintesi dell'incontro, il quarto capitolo lo affronteremo nel primo incontro 2019.

 Domande chiave con cui abbiamo affrontato la lettura del capitolo terzo

 Le emozioni: a cosa servono?

  1. Come sostenere nei bambini un vissuto emotivo, caratterizzato da fiducia e speranza di riuscita?
  2. Come assumere uno stile improntato al supporto dell’autonomia e non controllante?

 È naturale che nel contesto dei compiti a casa si sviluppino emozioni. Sempre negative? Non è detto. Accanto alla noia, ansia ed incertezza possono convivere soddisfazione, senso di sfida e autostima. Le emozioni positive svolgono un ruolo protettivo nella fase della crescita. Rafforzare le emozioni positive costituisce uno strumento per motivare e rendere più piacevole il momento dei compiti. Inoltre servono per conoscerci e per comunicare.

Nell’ambito dei compiti il ruolo dei genitori è cruciale. Rispondere a rabbia, noia, disappunto dei propri figli trasmettendo fiducia, speranza e soddisfazione anticipata aiuta i ragazzi ad affrontare meglio il compito, a sentirsi più fiduciosi in sé e ad accettare e controllare le emozioni.

 Qualsiasi siano le emozioni, non vanno negate o proiettate su altri, ma vanno accettate e successivamente gestite e controllate.

Le emozioni dipendono dalle aspettative di riuscita e dal valore assegnato al compito. Ne consegue che sia molto importante da parte del genitore sostenere l’attività dei compiti a casa come esperienza formativa in vista di un maggiore impegno futuro.

 D’altro canto, il compito, come già evidenziato in incontri precedenti, non deve spaventare il bambino ma deve essere commisurato alla sua potenzialità di autonomia nello svolgerlo.

 Concludendo è importante ricordare che:

  1. trasmettiamo ai nostri figli le nostre emozioni, soprattutto se negative; li aiuteremo di più comunicando loro positività;
  2. è importante sostenere l’autonomia, facendo in modo che il bambino sappia come fare da solo, sia in grado di organizzarsi da sé e si responsabilizzi.

Inoltre, assistere nei compiti significa ‘stare vicino’ a tre livelli:

  1. in senso affettivo: interessandosi a ciò che sta facendo;
  2. in senso metodologico: in risposta alle richieste di aiuto, è utile non dare risposte o sostituirsi a lui, ma fornire strategie per trovare le risposte da solo (stimolare l’osservazione, rileggere insieme il compito, non abbandonare subito l’esercizio ma tentarne la soluzione…)
  3. con l’aiuto diretto: ciò non deve costituire la regola ma l’eccezione e l’aiuto deve diminuire progressivamente per non incoraggiare la dipendenza.

Alcuni consigli per ‘alleggerire’ l’incubo giornaliero

  1. Eliminare le distrazioni: i bambini devono affrontare questo impegno con concentrazione.
  2. Pianificare il lavoro: fare un piano mentale prediligendo all’inizio le attività di studio e poi quelle scritte;
  3. Prendersi il tempo che serve: evitare impegni scolastici sovrapposti con altri extrascolastici perché ciò creerebbe un aumento dell’ansia e dell’agitazione con conseguente calo della concentrazione

E se un ragazzo/bambino non voglia di studiare e dimostra poco interesse per le attività di studio?

Bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola del “rimproverare” che spesso viene visto dai ragazzi come una dimostrazione di interesse. Bisogna ricorrere ad altre forme di reazione. Partire dagli aspetti positivi della personalità del ragazzo e dai suoi interessi per proporre una riflessione su di sé e su ciò che vorrà essere nella vita. Sostenere il percorso di responsabilizzazione valorizzando i piccoli successi conquistati.

Ultimo consiglio da ricordare: l’iter scolastico di un figlio può avere alti e bassi e richiede periodi di adattamento. Cerchiamo di non focalizzare l’attenzione solo sui risultati ma valorizzare il percorso.

  1. Evitiamo di proiettare sui figli le nostre ambizioni
  2. Evitiamo di fare confronti con compagni e fratelli, insegniamo ai bambini a competere con se stessi e non con gli altri
  3. proponiamo un metodo per studiare fatto di strategie diverse.

Il prossimo, che verterà sulla lettura del quarto capitolo “Promuovere l’autonomia” sarà programmato per lunedì 14 gennaio 2019 alle ore 17:00.

 

VERBALE DEL 14 GENNAIO 2019

 

Dalle ore 17:00 alle ore 18:15

 

Domande chiave con cui abbiamo affrontato la lettura del capitolo quarto “Promuovere l’autonomia”:

 

  • Come motivare i ragazzi allo studio autonomo?
  • Quale stile adottiamo nello spronare i bambini allo studio: controllante o supportivo?
  • Quali strategie adottare per supportare l’autonomia dei bambini?
  • L’importanza di una adeguata programmazione dell’ora dei compiti.

 

In una scuola a tempo pieno il lavoro a casa ha l’unico scopo di favorire la responsabilizzazione e l’autonomia dei bambini nell’affrontare lo studio individuale.  Con il passare del tempo e un adeguato allenamento si cerca di rendere i bambini autonomi e di abituarli ad una occupazione pomeridiana che risulterà utile soprattutto nel proseguimento degli studi nelle classi superiori.

 

Tale attività sarà però fruttuosa se interpretata dai bambini con la giusta organizzazione e in autonomia. Come motivarli allo studio pomeridiano considerato che trascorrono già molte ore a scuola impegnati in attività didattiche? Entrano in gioco qui gli stili adottati dai genitori nel proporre le attività di studio ai propri figli.

 

Molto spesso, di fronte alla scarsa motivazione dei bambini si adotta uno stile ‘controllante’ e direttivo che, se da un lato rassicura il genitore, dall’altro demotiva ulteriormente il bambino che si vede negata la possibilità di scegliere quando e come fare i compiti. Per scardinare la convinzione che se non controlliamo i nostri figli essi non fanno ciò che devono, è necessario partire dal presupposto che ciò che conta non è il risultato di questo lavoro ma il percorso che il bambino fa, non il comportamento ma la persona con tutto ciò che essa implica, anche le emozioni negative (noia, rabbia, paura di non riuscire...).

 

Adottare uno stile supportivo vuol dire proporre modalità, strategie e tempi; sostenere gli sforzi per raggiungere gli obiettivi; accogliere anche le emozioni negative e rifletterci insieme; dare feedback sulle modalità efficaci e non, sugli obiettivi raggiunti, sulle emozioni, ecc.

 

Definiamo cinque modalità per sostenere l’autonomia:

 

  1. Spiegare obiettivi e valori dell’attività partendo dal loro punto di vista
  2. Nutrire le motivazioni intrinseche: scegliere e sentirsi accolti, non giudicati ma valorizzati, percepirsi competenti
  3. Usare un linguaggio informativo, incoraggiante e non valutativo (fai sempre i soliti errori!)
  4. Accettare l’espressione di emozioni negative
  5. Avere pazienza nel sostenere l’iniziativa, gli sforzi, i progressi e gli eventuali tempi lunghi.

 

 Infine si propone di attuare una sorta di ‘contratto’ in cui si pianifica il momento dei compiti con regole condivise, affiancando il bambino nella progettazione dell’attività (consigliandolo di fare prima i compiti più impegnativi e poi quelli più leggeri; se impiega troppo tempo, a rivedere la tabella di marcia, renderlo consapevole degli eventuali ‘distrattori’, ecc.) e sostenendolo nei suoi sforzi.

 

D’altro canto le insegnanti si impegnano a fare altrettanto a scuola: spiegare bene il tipo e l’obiettivo del compito, controllare che i bambini prendano tutti i materiali necessari, riflettere sulle modalità e sui tempi necessari al suo svolgimento, correggere il compito riflettendo insieme in classe sugli eventuali errori.

 

Il prossimo incontro, in cui ci confronteremo sulla lettura del quarto capitolo “L’organizzazione”, è programmato per il 25 febbraio 2019.